Light drifting Parte 1

La Storia del Light drifting

Il light drifting è una tecnica di pesca ibrida, che sfrutta al massimo l’effetto della pastura per portare in mangianza i pesci.

E’ interessante notare come questa tecnica di pesca non abbia dei precisi canoni applicativi, tanto da potersi considerare un ibrido derivato da due tecniche quali il bolentino e il drifting, e dove ognuno di noi può infondere qualcosa di personale, dalla realizzazione delle lenze alla scelta dei galleggianti quando servono, dal metodo di pasturazione alla selezione delle esche ecc. Andiamo con ordine prendendo in considerazione prima i pesci che si possono pescare con tale tecnica; successivamente tratteremo le zone di pesca ed i metodi di ancoraggio, la pasturazione ed infine le varia attrezzature.

I pesci del light drifting

Le maggiori attenzioni di questa tecnica di pesca si rivolgono ai pesci di branco sia di taglia ridotta come occhiate, sugarelli, tanute, sia a pesci di maggior mole come palamite, dentici, pesce sciabola, ma anche lecce, ricciole, tonni alletterati ecc. Uno degli errori più gravi che si possono compiere nella pesca consiste nel fatto di svilire il valore sportivo delle nostre prede. Qualsiasi pesce, anche se piccolo, qualora pescato nel modo dovuto e con le attrezzature proporzionate alla sua taglia, può diventare una cattura importante. Se peschiamo sugarelli con delle lenze dello 0,15 millimetri di diametro, sicuramente ci daranno del filo da torcere, cosa naturalmente che non accade se li peschiamo con uno 0,40 mm. Lo stesso esempio, banale se vogliamo, può calzare per tutti gli altri pesci presi in considerazione.

Leggere l’ecoscandaglio

La presenza dei pesci nel tratto di mare che stiamo battendo può essere rilevata in diversi modi: se la barca è dotata di un ecoscandaglio, le marcature dei branchi sarà manifestata sul suo schermo solitamente con macchie più o meno ampie, che possono apparire a qualsiasi profondità, dalla superficie sino al fondo; una marcatura a striscia, isolata, posta in obliquo, può essere sinonimo di pesce grosso isolato. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero portare sulla lettura dell’ecoscandaglio. Ogni pescatore farà l’abitudine al proprio e con il tempo imparerà a leggerlo per bene, anche perché da modello a modello si possono riscontrare delle differenze di tipologia di marcatura, così come avviene a seconda della potenza di frequenza della sonda.  Oltre a questo, potremo individuare anche i pesci di branco come ad esempio le occhiate, i sugarelli od i tombarelli quando questi avranno la “bontà” di farsi vedere, bollando in superficie. La scelta del modello poi si basa sempre sui prodotti all’avanguardia. A esempio sui nuovissimi modelli Raymarine, grazie alla tecnologia CHIRP l’ecoscandaglio è in grado di penetrare l’acqua con una potenza di 10 volte superiore rispetto ai fishfinder tradizionali e, avvalendosi di un più ampio spettro, è in grado è in grado di assicurare precisione e dettagli eccezionali.

dragonfly Raymarinerappresentazione di braco di pesci con predatori in agguato

 

Tre fasce per una tecnica

La tecnica del light drifting può essere suddivisa in tre fasce di pesca proprio a seconda dei pesci a cui viene rivolto:

  • la tecnica leggerissima che abbraccia la fascia dei piccoli pesci;
  • la media che rivolge le sue attenzioni a pesci appunto di media taglia;
  • la pesante quando le prede sono pesci estremamente combattivi e di taglia considerevole.

Per ogni fascia, cambiando le prede, cambiano le attrezzature, esche e metodo di pesca

La zona di pesca

E’ difficile parlare di zone di pesca buone o meno buone per praticare il light drifting poiché dei tratti di mare che sono pescosi in certi periodi dell’anno possono diventare improduttivi in altri. Non solo, addirittura si possono individuare delle zone di pesca che sono redditizie in particolari orari del giorno, ed essere disertate dai pinnuti in altre. Di base, comunque, si possono azzardare delle considerazioni e tentare di individuare delle porzioni di mare che potrebbero, per logica essere più pescose di altre.

In primis le secche isolate dalla costa. Su di esse, specialmente sui loro punti più alti, i cappelli o culmini, si trovano spesso branchi di piccoli pesci. Possono essere castagnole, boghe, menole e che potrebbero attirare i predatori di maggior taglia come dentici, ricciole, palamite e lecce che a stimolano maggiormente i nostri interessi. Talvolta, sempre sulle secche, possiamo incontrare a mezz’acqua o sulla tre quarti, verso il fondo, anche i branchi delle occhiate, delle tanute e dei sugarelli. Non è detto comunque che tali branchi non possano essere individuati anche in prossimità del fondo, mescolati con esemplari di altre specie. La secca poi, specialmente se si erge ripida ed isolata, divide la corrente che si allarga intorno ad essa e si richiude dopo averla superata facendovi confluire i microrganismi di cui si cibano i piccoli pesci. Ecco così che anche il ridosso di corrente della secca può diventare una zona ottimale di pesca.

Altre tipologie di fondale

Volendo anche accennare ad altre tipologie di fondale,  possiamo parlare delle praterie di posidonia, sopra i quali trovano l’habitat ideale boghe, sugarelli e tanute, oltre naturalmente ad altri piccoli pesci di branco come le castagnole o le menole che con essi sono cibo assai gradito ai predatori; i fondali composti da sabbia rocce ed alghe, dove amano pascolare specie interessanti come saraghi ed orate; le vicinanze dei porti di attracco delle barche della pesca professionale, aree continuamente alimentate dallo scarto del pesce che viene gettato in mare. L’individuazione sulla carta nautica di una zona di pesca può essere abbastanza semplice. Più che di carta nauti è meglio parlare di GPS e di cartografia da abbinare al nostro strumento. In questo caso la tecnologia nautica di questo settore si evolve di anno in anno. Navionics leader Mondiale delle carte nautiche elettroniche ha ultimamente messo in commercio una carta nautica elettronica con tecnologia SONAR CHART.

 

SonarChart™

SonarChart™ è una carta batimetrica HD caratterizzata da un eccezionale dettaglio delle linee di profondità, ottima per avere una visione più chiara dei bassi fondali e per individuare le aree di pesca ad ogni profondità. Si possono avere le carte più aggiornate, ogni giorno. Navionics integra le tracce sonar fornite dai singoli utenti con i dati esistenti facendo in modo che SonarChart™ diventi sempre più precisa anche nelle condizioni di continuo cambiamento del fondale di mari.

 

batimetriche veduta classica e con sonarcgart

batimetriche veduta classica e con sonarcgart

La densità batimetrica di SonarChart™ varia a seconda dei diversi livelli di profondità. Vedi gli intervalli in dettaglio qui sotto:

Europa:

0 – 30 m ogni 0.5 m 401 – 800 m ogni 20 m
31 – 50 m ogni 1 m 801 – 1000 m ogni 40 m
51 – 100 m ogni 2 m 1001 – 2000 m ogni 100 m
101 – 200 m ogni 4 m 2001 – 5000 m ogni 200 m
201 – 400 m ogni 10 m

Ancora cima e catena per un perfetto ancoraggio

Ideale per fondali di scoglio

Ideale per fondali di scoglio

Per fermarsi su una determinata zona di pesca, che spesso può essere incredibilmente ristretta, non basta buttare l’ancora ed assicurare la cima alla bitta. Innanzitutto la nostra ancora dovrà essere di un peso tale da farla rimanere sul fondo anche quando la barca viene fatta sobbalzare dalle onde: la regola parla di un chilo di ancora per ogni metro di barca. Solitamente si usa un’ancora a rampino con marre pieghevoli per fondali di scoglio, o una Bruce o Danfort per fondali sabbiosi. Per consentire a questa di rimanere ben salda sul fondo è opportuno poi collegarla ad alcuni metri di catena con maglia del 6 o dell’8 a seconda delle dimensioni della nostra barca (anche in questo caso un metro di catena ogni metro di barca) che la appesantirà ed ammortizzerà le eventuali “strattonate” in caso di mare formato. Prima di calare l’ancora dovremo capire come si disporrà la barca rispetto al luogo dove intendiamo pescare.

 

Attenti a vento e corrente

Variabili dell’ancoraggio sono direzione della corrente marina, la sua intensità, la direzione del vento e la sua forza. Con vento debole o nullo la barca si orienterà con la prua contro corrente (condizione favorevole di pesca). In assenza anche di questa la barca potrà sbandierare anche a 360° (condizione di pesca non troppo favorevole). In caso di vento a regime di brezza e corrente nulla la barca si disporrà con la prua al vento (condizione di pesca abbastanza favorevole). In presenza di vento e corrente con identica direzione la barca si disporrà con la prua contro il vento e contro corrente (condizione di pesca favorevole). Quando la corrente ed il vento hanno direzione contraria la barca si dispone quasi sempre trasversalmente con la prua rivolta contro la condizione dominante (vento o corrente) ed inclinata con un angolo più o meno accentuato a seconda della sua intensità (condizione di pesca non troppo favorevole). Lo stesso accade quando la corrente ha una direzione trasversale rispetto al vento (condizione di pesca non troppo favorevole). Nel caso di pesca difficoltosa a causa del contrasto tra vento e corrente sarebbe opportuno un ancoraggio a due ancore in modo da tenere una delle due murate a favore di corrente.

Finisco di parlare della tecnica del Lightdrifting nella parte 2